Ci sono segnali incoraggianti, basati su prove scientifiche, che lo strato di ozono sopra l’Antartide stia iniziando a richiudersi.

Questa lenta, ma progressiva guarigione è stata monitorata a partire dal 1996. “Lo attesta uno studio del Massachusetts Institute of Technology e National Centre for Atmospheric Science, pubblicato su Science.”

Questa inversione di tendenza, mai menzionata dai mass media, al fine di non far adagiare il mondo sugli allori, in quanto la regressione c’è i dati sono incoraggianti, ma è importantissimo continuare su questa linea altrimenti la catastrofe è alle porte.

A constatare la pericolosità degli agenti che causano la diminuzione dello strato di ozono, e stata Susan Solomon, la stessa che ha rilevato l’inversione di tendenza.

Il team di ricerca ha utilizzato palloni metereologici e satelliti nel mese di settembre, quando al polo sud inizia la primavera.

La luce e il freddo antartici incoraggiano la formazione di nubi polari stratosferiche, sulla superficie delle quali avvengono le reazioni chimiche alla base del rilascio del cloro. Settembre è quindi, teoricamente, il mese peggiore per il buco nello strato di ozono, ma i risultati sono finalmente incoraggianti.

Il fatto che a ottobre 2015 il buco nell’ozono avesse invece raggiunto dimensioni record sarebbe imputabile allo zolfo rilasciato da eruzioni vulcaniche, in particolare quella del Calbuco, in Cile.

In parte, è quasi fisiologico che il buco dell’ozono aumenti durante l’inverno artico, poiché in quota, tra i 10 ed i 50 km, c’è un aumento dei CFC a cause di complesse condizioni climatiche che si creano in questa area geografica.

Infatti, in questo periodo dell’anno, le sostanze nocive che fanno aumentare il buco dell’ozono si mettono in attività ed il buco aumenta, per poi restringersi nel nostro periodo invernale.

Per far fronte alla diminuzione del buco dell’ozono, con i conseguenti cambiamenti climatici, è necessario abbassare il livello di emissione degli CFC, contenuto, nella maggior parte dei frigoriferi.

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