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Riccardo Chiaro, 63 anni, ingegnere e imprenditore, ha una passione: inventare macchine strane, speciali e su misura per i clienti. L’ultimo lavoro, che gli è stato commissionato, è quello di riciclare i compressori dei frigoriferi. Nel mentre procedeva, si accorse che estraeva molti chili di rame: l’oro rosso. Tutto questo rame sprecato, poteva essere riciclato in nome dell’economia sostenibile.

Ha deciso di chiamare il progetto «Remolava», acronimo che sta per Recupero Motori Lavatrici. Un progetto sostenuto dal Polo Clever, uno dei 7 Poli di innovazione della Regione Piemonte che opera nell’ambito delle Energy and Clean Technologies, in collaborazione con il Politecnico di Torino.

Stava per essere immesso nel mercato, quando l’epidemia ha bloccato tutto. Ma ora la “Chiaro Macchine Speciali”, fondata dal padre nel 1952, è pronta per ripartire. Ancora adesso, purtroppo, molti elettrodomestici finiscono in discarica, o i motori vengono dirottati in paesi come il Pakistan. Ogni motore contiene circa due chili di rame, che di norma vale 5 euro al chilo: con la Remolava se ne riescono ad estrarre 120 chili all’ora.

La produzione in serie deve ancora cominciare, per ora ne esiste un solo esemplare. Tra i potenziali clienti ci sono le aziende del settore recupero e valorizzazione rifiuti RAEE, ma anche i centri di conferimento comunali e regionali. Con ricadute positive per la salvaguardia dell’ambiente e l’economia circolare.

Il rame è una risorsa preziosissima, tanto che, nonostante i pericoli legati all’alta tensione, continuano a rubare il rame presente nei fili che alimentano la corrente delle “Ferrovie dello Stato”. Non ha senso continuare a bruciare, distruggere e buttare in discarica il rame. Il rame è recuperabile al 100%, può essere riciclato in eterno senza perdere le sue proprietà originali. Sembra incredibile, ma l’80% di quello estratto fin dai primordi dell’antichità, sia tutt’oggi ancora in uso, sotto varie forme e la maggior parte proviene dal riciclo. La macchina “Remolava” è una grande scatola blu di due metri per tre, lo recupera in modo semi automatico. L’operaio prende lo statore (in una macchina, è l’insieme delle parti fisse contrapposto al rotore), cioè il cuore del motore elettrico, lo inserisce nella macchina, preme un pulsante e lo sportello si chiude. Da una parte esce il rame e dall’altra esce fuori la componente lamellare in acciaio.