Più sono “immateriali”, le sostanze, e più sono potenti. Nel contesto odierno, lo comprendiamo meglio più che in altre occasionalità temporali; perché la liberazione dell’energia e la distanza dalla macchina che la produce, diffonde la possibilità della realizzazione di produzioni, dove una grande forza debba esprimersi, per il compimento dell’opera.

In passato la forza motrice era concentrata nel mondo animale: non che il vegetale non ne esprimesse, ma difficilmente era esportabile per fini differenti dal nutrimento del mondo animale, ed in esso, gli umani, finché non si trovò il modo di conservarla per farne uso successivamente.

Un semplice esempio: i frigoriferi hanno liberato dalla quotidianità rituale dell’andar al mercato degli alimenti, potendoli noi conservare nel frigo domestico, pur se per limitati periodi. Quella ritualità ha permesso l’innesco di altre, ritualità, una volta liberato il tempo, quella del volger lo sguardo al mondo di tante alte produzioni e non ultima quella dell’abbigliamento.

Necessità primarie sono affiancate da secondarie, in apparenza, ma a ben vedere, sono queste ultime che producono progresso, aprendo alla diffusione del gusto per le arti e con esse al concretizzarsi di quell’imperativo: “più coscienza”, all’origine delle conquiste di civiltà.

Ecco, allora, che i protagonisti di tali rivoluzioni e “Tesla” in testa, attraversano la lezione della storia dell’economia.

C’è poi, quel piano delle energie espresse con la parola, formulante linguaggi, nel comporsi e nel ripetersi, che è sensibilmente captato dall’insieme delle nostre terminazioni e tradotto in induzioni del comportamento, ineludibile, per dedurre spostamenti del nostro modo di porci sin nella quotidianità.

La potenza della parola, lo spostamento della soglia del lecito dicibile, l’incrudimento, via via percepito come variante del linguaggio, non più esecrato, costruisce il sistema di meccanismi che la filosofa del linguaggio, ci induce ad osservare con minore leggerezza, proprio perché, ad esempio, linguaggi violenti, se pure non ci rendono tutti, altrettanto violenti, nell’assorbimento e normalizzazione dei linguaggi, cambiano il nostro prender posizione su questioni.

È riportata l’esemplificazione consistente nel nostro cambio di sguardo verso le diversità sessuali, a seguito dell’assistere, passivamente a manifestazioni omofobe: diveniamo più guardinghi.

Iniziamo a far differenze, influenzati, semplicemente, dall’aver assistito a quelle manifestazioni, “passivamente”, un passivamente, contraddetto, proprio perché, se pure non partecipa la nostra volontà, su di noi agisce, quella altrui, rendendoci recettori e quindi soggetti influenzati, mutati, da, avvolgenti, linguaggi violenti.

I linguaggi del contesto, ci formano ed in ragguardevole misura, anche deformano, il nostro patrimonio genetico, sotto la pressione del fattore ambientale. Siamo sempre frutto della combinazione dei due patrimoni in cui siamo immersi e veicoli a nostra volta, di tutto ciò.

Energie libere, che camminano, come il linguaggio portato in giro per il mondo, dagli umani, vanno strutturando le mosse di costruzione di un futuro che, continuamente contaminato dalla nostra presenza diffusa, ne viene conformato, con una forza determinate non meno di quella della esportabilità e quindi potenziale ubiquità dell’energia elettrica, con tutto quello che permette.

Alla domanda, allora, a quale epoca ci piacerebbe poter vivere, risulta poco conveniente scegliere persino il Rinascimento, mancante delle garanzie come quella del poter fruire di anestesie, quando servisse o di frigoriferi.

Anche il dilemma, posto dal dover scegliere ad esempio tra la rinuncia all’acqua calda, o al dispositivo smartphone, semplicemente con il ritorno al semplice telefono portatile, indubbiamente allibisce e molto ci dice sulle contraddizioni culturali che ci giova percorrere per comprendere, che a qualche cosa dovremo, ciascuno, rinunciare, a vantaggio della perpetuazione della nostra specie.